Nicolò Porcelluzzi – La Bomba in Testa (2019) Serie completa 1-6 – mp3 64kbps

Capire il terrorismo1 - Nicolò Porcelluzzi

Che cosa è stato il terrorismo degli Anni 70 in Italia? Una macchina da guerra perfettamente organizzata oppure un gruppo di guerriglieri improvvisati che, oltre a fare decine di vittime, avrebbero perso in giro documenti e pistole? Un sistema di “geometrica potenza”, sostenuto in segreto da alcuni Paesi stranieri o non piuttosto centinaia, migliaia di ragazzi – perlopiù studenti e operai – cresciuti nel mito, se non l’ossessione, di un comunismo combattente, con la bomba in testa appunto?

Spoiler Episodi

Capire il terrorismo1
Piazza Fontana, l’Autunno caldo, la Strategia della tensione: sono alcune parole e definizioni chiave del nostro passato più recente. Ma che cosa significano e quanto sono state importanti per la nascita del terrorismo in Italia negli anni Settanta? E poi: quanti anni avevano i brigatisti rossi? Che cosa avevano studiato? Che lavoro facevano? Da dove venivano?
La geometrica impotenza2
Negli anni Settanta entrò nel linguaggio corrente un’espressione che ha poi attraversato indenne i decenni che ci separano dal rapimento dell’ex presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro: la presunta “geometrica potenza” delle Br. La realtà dei fatti, però, è assai meno gloriosa, a tratti quasi farsesca, di quanto alcuni ideologi del terrorismo abbiano cercato di tramandare. E l’idea di un’organizzazione perfetta è tutta da rivedere.
Quote rosse3
Da Margherita Cagol a Barbara Balzerani e Adriana Faranda, chi erano le donne che all’inizio degli Anni Settanta decisero di avere un ruolo attivo nella “guerra di classe”? La differenza nel modo in cui venivano accolte le brigatiste e il ruolo delle femministe del Movimento nelle battaglie sulle grandi conquiste sociali è un nodo cruciale per capire le contraddizioni di quegli anni: all’interno degli stessi gruppi armati si parlava di maschilismo e di aborto, le donne si vestivano da operaie e in minigonna.

La zuppa del presidente4
Via Montalcini, via Gradoli, via Montenevoso. La storia delle Brigate Rosse è anche una questione di toponomastica. La trama del terrorismo rosso di quegli anni si può ricostruire anche partendo dai luoghi in cui si nascondevano le persone e le cose: un vero e proprio viaggio dal vivo nelle basi brigatiste.

La memoria fotografica5
Una fotografia può diventare un documento storico, una prova di colpevolezza o di innocenza, ma può essere anche un ponte tra persone che hanno vissuto vite diverse, opposte: assassini e vittime. Quarant’anni dopo, è ancora molto sofferto il percorso di riconciliazione, una parola semplice per un problema complesso.

Che cosa resta6
Migliaia di ragazzi volevano cambiare il mondo ma hanno fallito: catturati e costretti alla resa, il carcere li ha resi invisibili, lontani dalla memoria condivisa. La loro energia, però, esisteva, e nessuno può fingere che tutto questo non sia mai accaduto. Ecco perché è necessario capire insieme a voi che cosa resta, al di là della retorica, di quegli Anni di Piombo.

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